Contenuti per adulti
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Capitolo 1 - La Caccia all’Eterna Giovinezza.
C’era una volta un paese dove nessuno voleva diventare vecchio e tutte le persone cercavano un modo per restare sempre giovani.
Bevevano pozioni al gusto di arcobaleno, si spalmavano creme che profumavano di mare. Ma niente funzionava davvero.
Ogni mattina il tempo tornava a bussare alle porte di ognuno, ricordando che un altro giorno era passato.
Capitolo 2 - Il passo che cambiò la percezione del tempo.
Poi, un giorno, il dottor Krämer notò qualcosa di insolito.
Dalla finestra del suo studio vide una donna che camminava all’indietro, lentamente, come se seguisse una musica che solo lei poteva sentire.
Il dottor Krämer rimase in silenzio a lungo a riflettere. Poi provò anche lui a fare qualche passo camminando all’indietro e, subito, il mondo gli parve diverso: avvertì una sorta di lentezza soave, come se il tempo avesse un ritmo diverso, rallentato.
Capitolo 3 – Gli esperimenti del dottor Krämer.
Nei mesi che seguirono il dottor Krämer fece degli esperimenti.
Il primo fu molto semplice: prese il grande orologio da parete del suo studio e, con un piccolo tocco sul meccanismo, lo fece girare all’indietro. Poi fece lo stesso con un antico orologio da taschino, persino con il grande orologio della sala d’attesa. Li osservò per giorni. E notò che chi sedeva in quella stanza sembrava diventare più sereno, come se il tempo, andando a ritroso, gli concedesse un piccolo perdono.
Ma nessuno ringiovaniva davvero. Il tempo dei meccanismi era troppo poco importante.
“Non basta il ticchettio” pensò. “Serve il corpo.”
Decise allora di provare con il movimento. Prese una vecchia bicicletta rossa e tentò di pedalare all’indietro. Cadde tre volte.
Alla quarta volta imparò a farla scorrere in retromarcia lungo il vialetto del suo giardino. Fece lo stesso con alcuni volontari.
Pedalare all’indietro li faceva ridere, poi ansimare, poi fermarsi confusi. Qualcuno sosteneva di sentirsi “più leggero”, come dopo un bel sonno, ma non c’erano segni veri di ringiovanimento.
Il dottor Krämer provò anche a guidare la sua piccola auto blu in retromarcia per diversi chilometri, lungo le strade di campagna dove non passava nessuno. Fu un viaggio lento, faticoso, quasi comico. Ma al ritorno non notò alcun segno di ringiovanimento.
«Non è la macchina che deve tornare indietro… è il cuore» si disse.
L’ultimo esperimento a cui pensò fu quello di pensare al contrario.
Chiese a un gruppo di volontari di raccontare la loro giornata partendo dalla fine, poi i loro ricordi dall’ultimo al primo, ma nessuno diventò più giovane.
“Il pensiero è troppo furbo, si accorge subito del trucco.”
Capitolo 4 - La Clinica del Ritorno.
Nelle settimane successive il dottor Krämer si dedicò con disciplina a camminare all’indietro. Ogni mattina percorreva piccoli tratti di strada camminando all’indietro e giorno dopo giorno qualcosa in lui cambiò davvero: le spalle gli sembravano più leggere, lo sguardo più lucido. In pratica iniziò a ringiovanire, non di molto, ma abbastanza da far vacillare tutto ciò che si sapeva sul tempo.
Così nacque la Clinica del Ritorno, nel cuore delle montagne svizzere, là dove la neve sembrava non sciogliersi mai.
Lì, ogni mattina, i pazienti camminavano all’indietro lungo corridoi di vetro. Indossavano abiti bianchi e sorridevano come bambini che giocano a fare i grandi. A poco a poco, le rughe scomparivano, i capelli riprendevano colore, e nei loro occhi tornava una luce antica.
Ma nello stesso tempo accadeva anche qualcosa di misterioso. Più le persone ringiovanivano, più dimenticavano. Non era una dimenticanza triste, né dolorosa. Era piuttosto simile a quando il vento spazza via le impronte sulla neve, lasciando il paesaggio intatto, pulito.
Dimenticavano le preoccupazioni accumulate negli anni, gli errori che avevano commesso, i giorni storti.
E più quei pensieri si alleggerivano, più loro stessi sembravano sollevarsi un poco da terra. Un segnale inequivocabile di quella nuova leggerezza era che ridevano più spesso.